Oggi ci apre le porte dalla sua casa di Roma la designer Lavinia Fuksas. 27 anni, nata a Parigi ma globe trotter per vocazione, figlia di Massimiliano e Doriana Fuksas. Il suo è un talento poliedrico: laureata in economia con master alla Central Saint Martins di Londra, il suo background spazia dal business alla moda, passando per l’arte e l’architettura. Oltre a dedicarsi alla sua principale attività di progettazione, Lavinia ama scrivere, dipingere, disegnare mobili e gioielli (firma la jewels line AdMater).

Come descriveresti lo stile della tua casa?
«Abito un luogo che rispecchia totalmente il mio processo creativo, direi che lo stile è tra il minimale e il bohemien, alterno ricche carte da parati ad oggetti di design, antiche sedie cinesi a tavoli in vetro, statue romane a sfere da veggente. Lo specchio è ricorrente, ci dà un’immagine oggettiva o meno di ciò che gli altri vedono di noi, quello che decidiamo di mostrare».

I pezzi chiave: da dove arrivano e che stile hanno?
«La mia casa è un continuo riferimento a vecchi ricordi, souvenir di viaggi, grandi amori, ma sempre con uno sguardo al futuro. I key pieces sono il grande arazzo del 1950 raffigurante Mao, che vuole essere un po’ provocatorio, il tavolo da pranzo di Mollino, la panca di Gaetano Pesce e la palma di Schifano, fanno parte di una ricerca di stile che comprende diverse tipologie di arredo di cui mi sono innamorata a prescindere dal valore e dalla loro provenienza. Il mio rifugio romano rappresenta me stessa. Non amo dar maggiore valore a un pezzo rispetto a un altro: ogni elemento ha la stessa importanza, nulla è lì per caso e tutto fa parte di una continua ricerca. Anche i quadri appoggiati a terra inconsciamente rappresentano il rifiuto di mettere radici in un luogo ben preciso. Ho vissuto in posti diversi, ogni volta porto con me, nel cuore e nelle case che abito i ricordi di queste città. Sono un’amante dell’arte moderna e contemporanea: è importante dare spazio ad artisti emergenti non ancora conosciuti ma di grande talento».

C’è un pezzo preferito? 
«Dominante nella sala da pranzo c’è un quadro di Tommaso Fagioli, nella camera da letto invece “Afterwork”, un dipinto ad olio dell’artista coreana Minjoo Kim. Raffigurante quello che lei
definisce l’unico momento in cui si è veramente se stessi: quando si è soli nella propria stanza».

Che cosa fai in casa in questi giorni di quarantena?
«Durante questo lockdown siamo costretti a rimanere soli con noi stessi e ad affrontare le nostre paure. Per fronteggiare i mille pensieri di questa quarantena forzata con il mio io interiore, ho iniziato a fare meditazione e respirazione. Leggo molto. Mi alleno due ore al giorno, mezz’ora la dedico allo yoga. E infine, cucino e faccio brillare casa».

Com’è lavorare in smart working?
«Al piano di sopra c’è lo studio, ma devo ammettere che lavoro tanto in salotto o seduta sul pavimento. Durante il processo di ricerca adoro dipingere e realizzare collage: queste attività mi riescono meglio a terra. Al momento, oltre a collaborare con lo studio di famiglia, sto lanciando il mio secondo marchio di gioielli, che porterà il mio nome. Un’evoluzione del primo progetto, AdMater».

Che cosa fai per staccare la spina? 
«Lunghi bagni caldi, leggo e guardo vecchi film. A volte mi rilassa anche suonare il pianoforte».

Che cos’è per te la casa? 
«La rappresentazione di me stessa e della mia energia. Quando sono a Roma mi piace ricevere e intrattenere i miei ospiti, così posso cucinare il mio piatto forte, il polpettone».

Qual è la tua stanza preferita? 
«Il salotto: è anche quella dove mi rilasso di più. Sarà forse l’energia dei cristalli a renderla magnetica e riposante, chissà».

The post #ADMyPrivateRoom con Christian Pizzinini e Antonio Lodovico Scolari appeared first on AD Italia.

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