Masseria Fontana di Vite
Masseria Fontana di vite
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Masseria Fontana di vite
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Masseria Fontana di vite
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Masseria Fontana di vite

Il silenzio è assoluto, quasi assordante. Attorno, soltanto uliveti e campi di grano che sembrano infiniti.
La Masseria Fontana di Vite, su una collina che guarda a Matera, è un posto magico, un angolo di poesia rurale dove il tempo sembra essersi fermato. La location ideale per ritrovare se stessi e lasciarsi ispirare dalla natura circostante. Non c’è da stupirsi che questo gioiellino nel cuore della Città dei Sassi  e patrimonio mondiale dell’Unesco sia anche una residenza per artisti, dove creativi di tutto il mondo approdano in cerca di stimoli e di nuove visioni.

Rinata nel 2016 per mano dei fratelli baresi Fausta e Gianlorenzo Bolettieri, nel segno della buona accoglienza e della promozione dell’arte contemporanea, la masseria fu costruita nella seconda metà del 1700 in una delle tenute dei conti Gattini.

A 7 chilometri dall’incanto delle chieste rupestri e dei Sassi d’argento di Matera, ha conosciuto il suo primo momento di celebrità nel 1975, quando il fotografo Beni Trutmann si trovò a passare tra queste colline al seguito di una Fiat 126 gialla. Lo svizzero fece qualche buono scatto. La Masseria apparve sulla pagina del mese di maggio del calendario Fiat di quell’anno in compagnia dei mulini olandesi e dei fari di Bretagna.

L’origine del nome. «A Fontana di Vite i segni del tempo sono custoditi con cura», racconta Fausta Bolettieri. «Ci sono pezzi di antiquariato e di famiglia, ante di armadio decorate, guide alle regioni italiane del Touring Club del 1937 in un mobile recuperato in un vecchio garage. Nella reception, oltre al calendario Fiat, c’è un’antica mappa, ritrovata tra le carte del nonno Lorusso, che rappresenta la masseria e i suoi vigneti. In questa mappa, la masseria viene presentata con il nome novecentesco di Fontana di Vita con una chiara allusione alla sorgente naturale, fonte di vita. Il nome adottato in questo secolo, Fontana di Vite, fa invece riferimento ai vigneti di quella preziosa mappa».

Il recupero inizia nel 2014 per volontà di mamma Annamaria Lorusso e papà Roberto Bolettieri. Con la residenza padronale, il ballatoio, la balaustra con le colonnine in cotto e i magazzini con le volte a botte destinati alla conservazione del grano, il nucleo storico viene ristrutturato e destinato ad accogliere il ristorante, il bar, la reception, la sala meeting e 5 stanze per gli ospiti. L’arco con lo stemma di famiglia, un gatto su tre monti con una vipera tra i denti, è sempre lì in bella vista in cortile. «Nel corpo staccato con le “lamielle” (fabbricati con volte a botte, ndr) e i tetti a pignon, tipici dei borghi rurali di questa Basilicata, vengono ricavate altre 10 camere arredate in modo minimalista con mobili di famiglia, testiere in ferro, cassapanche, biancheria di lino e cotone nei toni del verde salvia, il tortora e il bianco, i colori che dominano in tutta la masseria», continua Fausta. Oggi le camere sono 15 (di cui 1 suite e 1 junior suite). L’ospitalità dell’albergo è a 360 gradi: ci si può rilassare nella piscina esterna panoramica, prenotare una cena al ristorante con piatti di cucina tipica delle Murge, fare tour guidati a Matera e dintorni, lezioni di cucina, e, in autunno, partecipare alla raccolta delle olive.

I segni della storia e il rispetto del territorio «Fuori dalla corte della masseria si trova una chiesetta con un piccolo campanile, il soffitto decorato e i resti di una statua di San Giovanni, in cartapesta, che risale ai primi del 1900. Della stessa epoca è la colombaia: una torretta con pinnacoli e archetti pensili, costruita sul fabbricato centrale. Negli anni ’50, nella masseria, al grano si aggiunse l’uva e il tabacco. Presero forma allora i capannoni-essiccatoio adesso vicini alla piscina. A circa 200 metri dal corpo principale, su un piccolo poggio al di là della strada di accesso, circondato da fichi, gelsi e campi di grano, si trova lo “iazzo”, lo stazzo per le pecore con i piccoli alloggi per i pastori. Una sorgente naturale sgorga poco lontano, segnata da un frontone di pietra. Passava da qui un antico tratturo della transumanza non più utilizzato, diventato meta di camminate, tra colline argillose spennellate di verde».

Fontana di Vite non è semplicemente un hotel immerso nella storia e nella natura, ma è anche un hub culturale e un polo di arte contemporanea. La passione per l’arte contemporanea dei giovani proprietari della masseria fa nascere, nel 2018, il progetto Matera Artist Residency. «Due volte all’anno offriamo ad artisti internazionali la possibilità di alloggiare in masseria e lavorare nei grandi capannoni dove si essiccava il tabacco, con l’accordo di lasciare almeno un’opera d’arte al parco scultoreo della Masseria», dice Fausta. Subito il gallerista svedese Carl Kostyál si interessa al progetto e diventa un partner di rilievo. Nel 2018 la masseria ha ospitato due giovani artisti americani di successo: Gina Beavers che a marzo del 2019 ha tenuto una mostra personale al Moma PS1 di New York e Austin Lee che vanta collaborazioni con gallerie del calibro di Peres Project di Berlino e della Jeffrey Deitch di New York e Los Angeles. «Il lascito di Lee è stato un telone dipinto appeso al soffitto della chiesetta novecentesca, intitolato “I fiori del cielo”. Gina Beavers ha lasciato due quadri, uno ispirato al motivo di una tovaglia di famiglia, l’altro all’ingresso della masseria con la scritta “castori”, la traduzione italiana del cognome Beavers».
Nella sessione dell’estate 2019 Fontana di Vite ha ospitato Canyon Castator e Sara Cwynar (individuata da Forbes come uno degli artisti under 30 “da tenere d’occhio”). «Da quest’anno, la partnership tra Masseria Fontana di Vite e il gallerista si arricchisce di un terzo partner, la Banca Popolare di Puglia e Basilicata. L’istituto di credito è sponsor del progetto nell’ambito del programma ‘‘Popolarte’’ con cui la banca promuove la diffusione di opere di artisti locali e internazionali nelle proprie sedi».
Non vediamo l’ora di scoprire quali saranno i prossimi artisti e i progetti di domani.

 

 

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