Pinterest, Instagram e nuove piattaforme digitali. Quando cerchiamo l’ispirazione per l’arredo di casa, la prima cosa che facciamo è accendere il tablet o lo smartphone alla ricerca di nuove immagini e stili da replicare.
E se in questo periodo provassimo a dedicarci un po’ di calma, per riscoprire l’emozione di immaginare? Parliamo di libri, e di case. Di parole, ma non d’immagini. Bensì, del bello di trarre spunto dai dettagli delle descrizioni.
Ecco una selezione di 5 case iconiche di cui la letteratura contemporanea ci ha fatto innamorare.

1) Il loft di Holly Golightly in Colazione da Tiffany – T. Capote.


Visionaria e forse un po’ caotica, Holly Golightly è stata molto più di un’icona di stile. Con il suo appartamento dal design improvvisato nella rinomata Upper East Side, ha anticipato di quasi un secolo la tendenza dell’”Upcycling”, ovvero l’arte di saper riciclare. Anche in termini di arredo. Nulla su cui sedersi per un drink e un ambiente che “sembrava avesse appena finito di accogliere le masserizie di un trasloco”. Valigie come mobili e casse in legno a mo’ di pallets in funzione di tavolini. Un vaso di rose gialle, un gatto rosso senza nome e un grammofono. Dall’ “aria poco raccomandabile” come racconta Capote, in casa di Holly non mancava mai una cosa: “tutto il necessario per il Martini”.

2) La villa di Rossella O’hara in Via Col Vento – M. Mitchell.


Circondata dalla terra rossa delle piantagioni di cotone della famiglia O’Hara, Tara è la classica villa coloniale dei primi del Novecento. Siamo nel sud degli Stati Uniti, in Georgia. La casa, caratterizzata da spazi ampi, è realizzata in pietra grezza intonacata di bianco, perfetta per le giornate più calde. Annunciata da un vialetto sterrato in contrasto con l’ampio prato popolato di cavalli, pavoni bianchi e animali domestici, è racchiusa tra le querce ed è stata “costruita per durare cinquecento anni”. A creare ombra, un porticato esterno sorretto da quattro colonne. Internamente, il legno domina e tutto è ad indicare la vita agiata che precede la guerra. Soprattutto, i sontuosi rideaux in velluto verde, orgoglio della madre, con cui la protagonista crea un vaporoso abito.

3) Il cottage di Miss Marple nella saga a lei dedicata di Agatha Christie.


È la casa di campagna inglese, come tutti ce la immaginiamo: stile rustico e confortevole, mattoni a vista e immersa nel verde. Nello sperduto villaggio di Saint Mary Mead, Contea del Wiltshire, la dimora di Miss Marple è definita da tre immancabili ambienti: un giardino a cui si accede tramite la porta finestra del soggiorno; un salotto dove accomodarsi in poltrona per ricevere gli ospiti; un’ampia scala che conduce alla zona notte, dove Jane Marple ama ritirarsi prima di risolvere nuovi casi. Accoglienza e calore, dal sapore antiquato. Mobili antichi sempre lustri e travi in legno nero che attraversano il soffitto. Miss Marple ama le porcellane. Qui, tutto, è a misura del “tè delle cinque”.

4) La casa sul mare del Commissario Montalbano nei romanzi di A. Camilleri.


Lo sciabordìo del mare e una finestra sull’orizzonte. Milioni di lettori, appassionati alle vicissitudini di Montalbano, giurerebbero di conoscere a memoria l’isolata villetta piano terra, affacciata sulla costa siciliana. Dallo stile essenziale, possiede una qualità che ogni casa vacanze dovrebbe avere: la veranda per cenare all’aperto. Tra le “icone” d’arredo della Casa di Marinella, poi, l’immancabile comodino che accompagna le pensate notturne del Commissario, un telefono che squilla sempre al momento sbagliato e il disordine come protagonista di uno stile di vita, più che di design.

5) L’appartamento parigino dei Kampf ne Il Ballo – I. Némirovsky


Boiserie bianca e pareti ton sur ton per uno spazioso appartamento signorile in cui tutto è studiato in voce di uno status: la signora Kampf, si capisce dalle prime pagine, adora tutto ciò che mette in evidenza la loro borghesia acquisita. La luce domina la scena. I mobili sono tutti oro, ad eccezione di quelli in cui viene esposta l’argenteria. Lunghi tendaggi per le vetrate che affacciano sulla Senna e una specchiera sapientemente disposta in ogni locale, così che potesse sempre sistemarsi la chioma dorata. Lampadario con gocce di cristallo e bracciali di diamanti riempiono gli spazi a differenti altezze. Tra una riga e l’altra si nota anche una “coppa di malachite ornata di draghi cinesi in bronzo”. Il rischio di eccedere, qui, è proprio dietro la porta, ma come ricorda alla sua piccola Antoniette: “Dimentichi sempre che ora siamo ricchi, tesoro”.

Articolo di Veronica Lempi. 

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