Wunderkammer
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Giulia PederziniFrancesca Borea, due neo-laurate in architettura, hanno iniziato a collaborare insieme nell’autunno del 2019. Tante idee, prospettive, obiettivi e l’entusiasmo di una nuova esperienza lavorativa. Dopo pochi mesi, però, anche Giulia e Francesca sono state costrette allo stand-by forzato, causato dall’emergenza sanitaria.

 «La pausa Covid-19 si è presentata in un momento in cui avevamo in cantiere tanti programmi, abbiamo dovuto posticipare tutto, e questo ci ha disorientate. A quel punto ci siamo dette: ‘forse dobbiamo riflettere su ciò che sta accadendo’. Sia come persone che come architetti, abbiamo iniziato a chiederci se qualcosa cambierà e come», ci raccontano.

È qui che nasce il progetto Wunderkammer, un incubatore di considerazioni, pareri e domande aperte, che pongono al centro della discussione la figura dell’architetto, il suo ruolo e la sua capacità di dare nuovo significato al vivere contemporaneo.

«Il progetto è nato dalla voglia di soffermarci a capire; in tanti ci hanno ringraziato, anche solo per il fatto di aver aperto un dibattito sulla situazione. È partito tutto da una videochiamata, ci siamo confrontate, e abbiamo cominciato a contattare i nostri ex-professori e i nostri colleghi architetti. Inizialmente pensavamo di portare avanti una corrispondenza e-mail per raccogliere testimonianze sul lockdown, ma poi si è sviluppato tutto molto velocemente. Ci siamo lanciate in questo progetto un po’ al buio senza sapere cosa sarebbe diventato. In una prima fase chiedevamo semplicemente cosa sarà domani e ‘come vivi la tua casa’. Poi ci siamo adattate a ciò che stava accadendo. Nella seconda fase le domande avevano un atro focus, per esempio ‘uscendo di casa cosa ti aspetti’, oppure ‘pensi che la gente riuscirà a fare tesoro di questa esperienza?’. Forse tra un mese ci sarà una terza fase anche di domande», continuano gli architetti.

Una piccola collezione di testi, pagine di diario, citazioni, riflessioni pragmatiche e riferimenti poetici. Con il passaparola il progetto si è trasformato in un grande Cabinet de Curiosités, in cui architetti, artisti, musicisti, psicologi, professionisti e neofiti hanno dato il loro contributo. «Chiediamo un breve testo con un’immagine a libera interpretazione; ci siamo prima rivolti ai nostri colleghi,  poi si è creata una vasta rete digitale. Ci siamo subito rese di conto di come le diverse fasce d’età, nazionalità e professioni, abbiano risposto in maniera eterogenea all’input». 

Paolo-Barbaro-14.05-XXXIV-Angelica Corsini-Camera Oscura abitata

Wunderkammer e l’emergenza sanitaria, sono accomunati dallo stesso fil rouge: l’incertezza. «Il nome scelto non è un caso. Wunderkammer proprio perché volevamo fosse libero. Persone e contenuti sempre diversi come tasselli di un quadro più vasto».

Pensieri che si trasformano e si plasmano con i cambiamenti del lockdown, così come la messa in discussione dello spazio domestico e di chi lo abita, di chi lo delinea, con un focus sempre rivolto al domani.

«Nel primo periodo di quarantena le riflessioni erano molto nostalgiche, soprattutto tra i giovani, che condividevano con noi alcune problematiche comuni – come il cantiere. Nel nostro lavoro di architetti il non poter essere in loco diventa una mancanza importante. Poi ci è stata una ripresa a livello psicologico, con persone che condividevano un po’ di speranzaAlla fine la cosa più sorprendente è il rendersi conto della democraticità dei sentimenti; siamo tutti alla pari ed il confronto ci ha aperto gli occhi, spesso abbiamo messo in discussione anche le nostre idee. Questo progetto ci ha fatto capire anche quanto sia importante alimentare un dibattito, le risposte variegate e le diverse sensibilità ci  hanno aperto la mente.»

Un reportage a tutto tondo, che dopo mesi di lavoro, oggi inizia prendere forma, a delineare una storia. «Concentrandoci sull’aspetto domestico, sono venuti alla luce i pregi e i difetti del costruttore. Ognuno ha vissuto la pandemia in maniera personale ma, la differenza la faceva proprio la casa. Grandi metrature hanno portato a una sofferenza minore. Da qui l’esigenza di progettare uno spazio più flessibile; la sala da pranzo si è trasformata in palestra, ufficio, spazio riunioni, e magari anche la sala giochi dei figli. Bisogna iniziare a costruire interni con una pianta libera, che siano combinabili e isolabili facilmente. Altro tema centrale è stata la condizione dei terrazzi e dei tetti condominiali. Sarebbe importante soffermarci sullo studio di questi spazi, renderli abitabili là dove c’è la mancanza di un terrazzo privato.»

Wunderkammer pone le premesse per un nuovo manuale, che riscrive le regole dell’abitabilità; un progetto che va oltre lo schermo e che trova il proprio significato nel domani. Una raccolta di testimonianze, come dati, che sviscerano i pro ed i contro dell’isolamento, creando una nuova e più matura consapevolezza, non solo negli architetti, ma in tutti noi come cittadini del mondo.

«Le considerazioni sono molte e crediamo che sia giusto capire tutte le voci, portando avanti il progetto per qualche altro mese, per poi trarre dei punti chiavi per un’architettura più responsabile. Forse oggi l’invenzione è anche sopravvalutata, tendiamo a cadere nelle solite utopie del passato. Tra le riflessioni più stimolanti c’è stata quella di Marco Romanelli – architetto – che suggerisce di riprendere le lezioni dal passato, ciò che già abbiamo. Sono molti i modelli di architetture efficaci come quella giapponese, che ci permette di studiare i metri quadri necessari per vivere bene. Bisogna riprendere gli elementi architettonici fondamentali, trovare soluzioni minime ‘ad hoc’ e rispondere alle esigenze del vivere contemporaneo».

Enrique Espinosa, eee studio- vignetta di Heath Robinson VS realtà

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