CECILY BROWN
DOVE: Blenheim Palace (Woodstock – Oxfordshire)
QUANDO: 17 settembre 2020 – 3 gennaio 2021

Un dialogo tra antico e moderno. Blenheim Palace, storica dimora in stile barocco inglese appartenuta a John Churchill, I duca di Marlborough nonché alla famiglia Spencer-Churchill, apre le sue porte a una grande mostra site-specific dell’artista Cecily Brown. Si tratta della prima esposizione che la Blenheim Art Foundation dedica alla pittura contemporanea, con nuove opere che Brown ha creato per l’occasione ispirandosi alla straordinaria raccolta – comprende dipinti (da Joshua Reynolds a Anthony Van Dyck), arazzi e arti decorative – custodita nel palazzo.

Cecily Brown nel suo studio, Photograph by Tom Lindboe, 2019, © Courtesy Blenheim Art Foundation.

Tra astrazione e figurazione le opere di grande formato della pittrice britannica (da 25 anni vive e lavora negli Stati Uniti) evocano una visione idealizzata, quasi da favola vittoriana, del ricchissimo heritage britannico. Dice Brown: «Si tratta di un modo per riflettere sulla contraddizione tra questa visione nostalgica, avvinta alla memoria di un glorioso passato, e la realtà conflittuale e inquieta che il Paese sta attraversando oggi».

ISAAC JULIEN. LINA BO BARDI. UN MERAVIGLIOSO GROVIGLIO
DOVE: MAXXI (Roma)
QUANDO: 23 settembre 2020 – 17 gennaio 2021

Tecnologia pré-histórica / Prehistoric Technology (Lina Bo Bardi – A Marvellous Entanglement), 2019. Endura Ultra photograph facemounted, 180 x 240 x 7.5 cm © Isaac Julien. Courtesy the artist and Victoria Miro, London/Venice.

La monumentale installazione video (ben 9 canali) dal titolo Lina Bo Bardi. A Marvellous Entanglement è il tributo che l’artista e filmaker inglese Isaac Julien dedica all’architetta italo-brasiliana Lina Bo Bardi, qui interpretata da due stelle del cinema e del teatro brasiliano: Fernanda Montenegro e sua figlia Fernanda Torres. Girata in diverse location in Brasile, l’opera di Julien deve il suo nome a uno dei passaggi più evocativi – quasi un manifesto poetico -, tratto dalle lettere di Bo Bardi (1914-1992), che alla nozione di “passato” preferiva piuttosto quella di “presente storico”. Perché, scriveva, «il tempo non è lineare, è un meraviglioso groviglio in cui, in ogni momento, si possono scegliere punti e inventare soluzioni, senza inizio né fine». Personalità tra le più rivoluzionarie dell’architettura del XX secolo (progettare edifici pubblici è la sua più grande passione, partecipa attivamente alla resistenza, e nel 1945 è tra i fondatori del Movimento Studi Architettura – MSA), ha sempre considerato la pratica e il mestiere dell’architetto inscindibili dall’impegno politico e sociale.

LEE KRASNER. COLORE VIVO
DOVE: GUGGENHEIM MUSEUM (Bilbao)
QUANDO: 18 settembre 2020 – 10 gennaio 2021

Lee Krasner, Ícaro (Icarus), 1964, Colección de la Familia Thomson, NY, Courtesy Kasmin Gallery, NY, © The Pollock-Krasner Foundation. Foto: Diego Flores.

È la prima grande retrospettiva in Spagna dedicata alla carriera di Lee Krasner (1908-1984), grande interprete (femminile) dell’Espressionismo Astratto, pittrice e moglie di Jackson Pollock, pioniere dell’Action Painting negli anni “ribelli” della Scuola di New di New York. Nata a Brooklyn in una famiglia ebrea ortodossa emigrata dalla Russia, frequentò – giovanissima – l’unica scuola di New York che offriva corsi per ragazze, prima di entrare alla prestigiosa Cooper Union, alla National Academy of Design e alla Hans Hofmann School of Fine Arts. Questa mostra ne ripercorre la carriera lungo 5 decenni: dai primi autoritratti e disegni ai collage per il War Services Project; dalle “Little Images” di fine anni ’40, ai collage esposti alla mitica Stable Gallery nel 1955. In mostra anche i “Night Tours”, giocati su cupi accordi cromatici, oltre ai monumentali dipinti degli anni ’60. Grandi tele, queste ultime, in cui il colore diventa struttura aperta al mondo, pura energia vitale libera da ogni schema, idea aprioristica stile, o meccanicità del lavoro. «Voglio che una tela respiri e sia viva. Essere viva è il punto», diceva Lee Krasner. La mostra è curata da Eleanor Nairne (Barbican Art Gallery) e Lucía Agirre (Museo Guggenheim Bilbao).

CRUOR. RENATA RAMPAZZI
DOVE: MUSEO CARLO BILOTTI – ARANCIERA DI VILLA BORGHESE (Roma)
QUANDO: 17 settembre 2020 – 10 gennaio 2021

Renata Rampazzi, Cruor, garze dipinte con materiali naturali, combinazioni manuali di pigmenti e terre, dimensioni variabili (m 4×2 circa), © The Artist.

Giovane artista nell’Italia degli anni Settanta, Renata Rampazzi si è sempre schierata contro le discriminazioni di genere. Il rosso è il suo colore firma: le permette di suggestionare, evocare, rappresentare sul filo di una sottile astrazione. Curata da Claudio Strinati, la personale “Cruor” sintetizza in 14 dipinti, 46 tele di piccolo formato, una grande installazione composta da 36 garze e un video, la battaglia che l’artista porta avanti dagli anni ’70 per l’emancipazione e la parità delle donne. Le sue opere – Composizioni, Ferite, Sospensioni Rosse, Lacerazioni – coprono un arco temporale che dal 1977 arriva fino a oggi. Tra gli highlight della mostra l’installazione Cruor (2018) realizzata con la scenografa Leila Fteit: un “labirinto emotivo” accompagnato dalle partiture di Minassian, Ligeti e Gerbarec; un’opera evocativa e potente, che lancia un grido d’allarme per stigmatizzare ogni forma di violenza contro le donne.

EUTOPIA – POTERESSERE
DOVE: D3082 | Women Art Venice – Domus Civica (Venezia)
QUANDO: 28 agosto – 28 ottobre 2020

Manifestaazione/1, 2020, tessuto intrecciato e legno, 100×70 cm, © ph. Francesco Salvetti.

D3082, la “galleria sulla strada” nata all’interno delle vetrate di Domus Civica, ospita un nuovo progetto dedicato al lavoro delle donne nell’arte. È “EUTOPIA – Poteressere” di Patrizia Benedetta Fratus, inedito capitolo del progetto di arte relazionale che l’artista bergamasca porta avanti da anni: «un’indagine sull’arte come strumento di sperimentazione intellettuale ed empirica, di consapevolezza, autosufficienza e autodeterminazione. Mezzi necessari per una sana emancipazione, femminile e umana». I suoi arazzi sono il risultato di gesti e tecniche tradizionali. Il punto di partenza sono scarti di materiale tessile che vengono annodati con cura e intrecciati per dare forma a trame da cui nascono forme e frammenti di storie. Figure mitiche, simboli primordiali, immagini che definiscono il valore di un processo identitario.

CLAUDIA WIESER. COMEDIES, HISTORIES AND TRAGEDIES
DOVE: von Bartha, S-chanf (Basilea – Svizzera)
QUANDO: fino al 12 settembre

Claudia Wieser, installation view, ph. © Andrea Rossetti.

Famosa per il suo lavoro ispirato ai princìpi dell’astrazione geometrica, Claudia Wieser espone una nuova serie di opere tra cui spiccano sculture, carte da parati e disegni. Muovendosi a suo agio tra arte e design, estetica e funzione, Wieser porta a nuova sintesi l’eredità di movimenti come il Bauhaus che hanno segnato il XX secolo dando forma all’idea di Gesamtkunstwerk (“opera d’arte totale”). Tra i suoi riferimenti, infatti, non mancano artisti quali Paul Klee e Wassily Kandinsky. Dalle ceramiche dipinte a mano ai vasi in legno dorato, un allestimento scenografico, immersivo e relazionale presenta i suoi più recenti lavori.

REN HANG, PHOTOGRAPHY
DOVE: Fondazione Sozzani (Milano)
QUANDO: 13 settembre 2020 – 29 novembre 2020

Ren Hang, 2015 © Courtesy OstLicht Gallery and The Estate of Ren Hang.

Con oltre 80 fotografie, video, libri e riviste, una retrospettiva dedicata a uno dei più importanti fotografi della Cina contemporanea, scomparso nel 2017 a soli 29 anni. Nato nel 1987 a Chang Chun, nella provincia di Jilin, in Manciuria, Ren Hang inizia a scattare immagini da autodidatta fin dai primi anni del liceo armato soltanto di macchine fotografiche 35 mm. Suoi soggetti d’elezione sono corpi e nudi ritratti con uno stile di impatto quasi grafico, in cui si intrecciano riferimenti all’iconografia e all’arte occidentale. Ha pubblicato una ventina di libri autoprodotti come “Ren Hang 2009-2011” (2011) e “Son of a Bitch” (2013), oggi da collezione. Nel 2016 realizza ben 12 libri – uno per ogni mese dell’anno -, dedicati, come ha spiegato su Instagram, alla «sopravvivenza e all’amore». La prima casa editrice internazionale interessata al suo lavoro è Edition du Lic (Oslo), che nel 2013 edita la monografia Republic, considerata dal fotografo il suo miglior libro.

Torneremo presto a parlare degli opening di questo autunno.

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