La sua, è una vera e propria “indigestione di architettura”, come fa subito intendere il nome scelto per questo profilo Instagram (@architectural_indigestion). Dietro questa colta e attenta «degustazione» di pezzi iconici del design, ispirazioni architettoniche che si collocano tra la fine dei 70 e l’inizio dei ’90, c’è  Max Copolov, un designer di interni e pittore con sede a Melbourne, in Australia (il suo IG personale è @maxrwc).

«Il design è sempre stato al centro della mia famiglia e della mia vita», racconta. Il mio bisnonno era un architetto e designer di mobili e faceva parte del movimento della Secessione viennese, mentre mia nonna era una texture designer».

«Anche mio padre è un designer di interni e aveva un abbonamento ad Architectural Digest alla fine degli anni ’70, mentre era uno studente di design. Ha conservato tutte le riviste di quel periodo e le ho trovate alcuni anni fa. C’erano così tanti fantastici interni e pubblicità che ho pensato che sarebbe stato divertente aprire un account per mostrarne alcuni».

Il suo racconto è una celebrazione delle idee: buone, cattive e strane. «È un’istantanea di varie prospettive del design, congelate nel tempo, che oggi ci lasciano senza fiato. Il nome di questo profilo è un gioco di parole che si riferisce all’indigestione visiva che si ottiene osservando tutti i diversi interni e gli stili. C’è così tanto e in tutti i diversi approcci che è naturale fare un’abbuffata».

«Le mie immagini preferite sono anche le più strane. L’altro giorno ho pubblicato un appartamento di Los Angeles con i muri drappeggiati in vinile color malva perlato. Sembrava inquietante, come il set di un film di Kubrick o di Peter Greenaway … ed era il corridoio di qualche casa».

 

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