Il mondo della moda, travolto dal Coronavirus nel bel mezzo delle Fashion Week, ha reagito con grande eleganza e dignità all’emergenza. C’è chi ha convertendo parte della produzione in mascherine e camici per gli ospedali, soprattutto della zona rossa. E c’è poi chi ha staccato assegni a svariati zeri a sostegno della ricerca. Ecco i maggiori benefattori – italiani e non – di questo durissimo periodo.

Si parte da Bulgari: dopo aver destinato un’ingente cifra all’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma per l’acquisto di un microscopio 3D all’avanguardia, la Maison ha avviato la produzione di 6000 flaconi di gel disinfettante per le mani al giorno da destinare a strutture mediche (per un totale di 200 mila pezzi da 75 ml in circa due mesi).
Il motivo lo spiega il CEO Jean Christophe Babin, ossia “contribuire allo sforzo nazionale per aiutare a prevenire, combattere e debellare il Covid-19. Grazie alla nostra esperienza nel campo delle fragranze, siamo stati in grado di sviluppare insieme ad ICR un “gel disinfettante” che sarà prodotto nello stabilimento di Lodi dove vengono normalmente realizzate le nostre fragranze. Consapevoli della difficile situazione che stiamo vivendo, riteniamo che sia nostro dovere contribuire con il nostro know-how e mettere a disposizione le nostre strutture di produzione”.

Dolce & Gabbana ha finanziato lo studio di Humanitas University perché – spiega la coppia di stilisti – “è importante fare la scelta giusta”, che in questo caso riguarda “una realtà di eccellenza e umanità”. La partnership con l’Istituto vanta una lunga storia, durante la quale il brand made in Italy ha elargito un progetto di borse di studio.

Gucci ha convertito parte della filiera nella realizzazione di 1 milione e 100 mila mascherine chirurgiche e 55 mila camici. Un impegno simile è arrivato da Prada che sta realizzando 80 mila camici e 110 mila mascherine per il personale sanitario. Mango donerà 2 milioni di mascherine e il gruppo H&M ne ha già in cantiere una produzione di 300 mila.

Giorgio Armani ha donato 1 milione e 250 mila euro a vari ospedale per aiutare le attività della Protezione Civile e ha scritto questa lettera aperta ai medici e allo staff sanitario alle prese con l’emergenza sanitaria: “È commovente vedervi impegnati nel vostro lavoro con le difficoltà e i grandi sforzi che ormai tutto il mondo conosce. E soprattutto vedervi piangere. Credo che questo sentimento si colleghi al mio desiderio di intraprendere la carriera di medico quando ero giovane e cercavo una mia strada. Tutta la Giorgio Armani è sensibile a questa realtà ed è vicina a tutti voi: dal barelliere all’infermiera, dai medici di base a tutti gli specialisti del settore. Vi sono personalmente vicino. Giorgio Armani”.

Donatella Versace ha devoluto 200 mila euro al reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Raffaele di Milano, intanto Kering ha devoluto 2 milioni di euro, il gruppo di Louis Vuitton ne ha destinati 2,3 alla ricerca mentre Benetton ne ha versati 3 agli Ospedali Ca’ Foncello di Treviso, Spallanzani e Gemelli di Roma e Luigi Sacco di Milano. Sergio Rossi, dopo la donazione di 100 mila euro al Sacco di Milano, devolverà il 100% degli acquisti della scorsa settimana sul proprio sito, Alberta Ferretti e Philosophy di Lorenzo Serafini destineranno il 15% del ricavato online alla AUSL Romagna e ad Humanitas Milano mentre Pollini il 10%.

Il team Ferragnez (Chiara Ferragni e Fedez) ha raccolto la cifra record di 4 milioni e mezzo che ha permesso di aprire un reparto di terapia intensiva all’Ospedale San Raffaele di Milano. Ma non si ferma e ora ha deciso di devolvere allo stesso scopo anche i proventi della vendita della Capsule Collection Limited Edition Chiara Ferragni by Oreo.

E questa è solo una parte dell’impegno profuso in queste settimane dall’industria della moda a sostegno dell’emergenza. Per dimostrare un’umanità che va oltre la passerella.

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